Progetto Poderino Comunità Educante

Fase 1: TEEN MUSIC LIVE

Il TEEN MUSIC LIVE è un concerto che ha visto protagonisti i ragazzi sia sul palco come cantanti e musicisti, sia nella veste di organizzatori.
Il progetto infatti ha previsto il coinvolgimento dei giovani nella gestione dell’evento e nella fase di ideazione e di preparazione dell’evento: dall’allestimento degli spazi alla promozione, dalle pratiche autorizzative alla gestione delle risorse economiche.

Sono stati circa 30 (tra solisti e band) i ragazzi che sono saliti sul palco e altri 30 quelli che hanno collaborato all’organizzazione e all’allestimento.
All’evento, che si è svolto sabato 1 giugno 2024, hanno partecipato centinaia di persone che dal pomeriggio hanno affollato il parco Melvin Jones di via Piemonte, hanno cenato presso gli stand gastronomici e si sono trattenute fino alla fine dello spettacolo.


La locandina è stata realizzata da alcuni ragazzi dell’istituto Seneca.
L’iniziativa non solo ha dato spazio ai giovani perché potessero esprimere il loro talento, ma ha anche creato un’occasione per incontrarsi tra loro e con gli adulti, in particolare quelli residenti del quartiere. L’obiettivo dell’associazione infatti è quello dare vita a una
comunità educante al fine di migliorare le relazioni sociali con i ragazzi e consentire loro di trovare canali di comunicazione che aiutino a esprimere se stessi e strumenti che gli consentano di acquisire fiducia nelle proprie risorse.


All’evento è stata data ampia diffusione sui giornali, su Fano TV e sui social media.

Nicola Perettini
Consigliere Vivere il Poderino


Fase 2: LABORATORI ESPERIENZIALE DI GRUPPO


Premessa e finalità generali

La finalità del progetto “comunità educante” di assumere un impegno educativo concreto e rispondere ad una comune esigenza di educare , dialogare , o meglio costruire ponti di dialogo aumentando così le opportunità per le ragazze e i ragazzi di realizzare maggiormente le proprie potenzialità, è altamente condivisa e sostenuta nella mia azione professionale ed anche personale.

In qualità di Pedagogista Clinico© attivo su questo territorio da 25 anni, operando in collaborazione con le scuole attraverso progetti di intervento educativo nelle classi e sportelli di ascolto , in collaborazione con associazioni ed agenzie educative oltre che, naturalmente, direttamente con i privati in quanto Studio Specialistico di Aiuto alla Persona , ho abbracciato con forte motivazione l’intento di abbattere muri e costruire ponti di dialogo con i ragazzi, ma anche fra genitori e figli, giovani e adulti, proponendo un percorso che ha come ulteriore approdo finale quello di creare uno spazio di ascolto attivo sul territorio, individuale ,ma anche di gruppo.

Il progetto si compone di due moduli : il primo è rivolto ai genitori e il secondo ai ragazzi.

1° Modulo Percorso “Volo ut sis” : Laboratorio esperienziale per

genitori

Volo ut sis, voglio che tu sia quello che sei, non quello che prevedo tu debba essere!!

M. Heiddeger (filosofo tedesco 1889/1976, esponente dell’esistenzialismo)scrisse questa frase ad Hanna Arendt ( storica e filosofa politologa tedesca ma vissua negli Usa 1906/1975) deducendola dagli scritti di Sant’Agostino, QUANDO AMI QUALCUNO , NON AMI IN LUI CIO’ CHE E’ MA CIO’ CHE TU DESIDERI CHE SIA.

Heiddeger dicendo alla Arendt “volo ut sis”, intendeva comunicare un messaggio di amore, dove non vi è egoismo, né annullamento, semplicemente l’essere felici di ciò che l’altro è : voglio che tu sia ciò che sei. Capita invece che i genitori proiettino sui figli le loro aspettative che “pesano” e possono recare una pressione. Consapevolizzare e mettere a fuoco queste proiezioni aiuta i genitori a “rilassare” il loro modo di entrare in contatto e di comunicare. In un ‘epoca , quella digitale in cui non sappiamo più comunicare , non ascoltiamo noi stessi tantomeno l’altro e soprattutto dove l’ attenzione è ridotta al tempo di un post , o una storia su Instagram.

Obbiettivi

Il percorso vuole sollecitare nei partecipanti

• un contatto con sé stessi e delle proprie emozioni e aspettative

• un’autoriflessione che porti ad acquisire la tendenza a ricercare delle risposte

dentro di sé più che a cercarle fuori, attraverso “massime” preconfezionate da social network, poiché il dialogo con se stessi , l’auto-osservazione e la consapevolezza permettono una crescita personale fondante la funzione genitoriale

• Prendere consapevolezza del proprio stile comunicativo ed emotivo con i figli

• Avviare un percorso di consapevolezza dei propri vissuti emotivi trascorsi

• Accrescere le capacità auto-espressive

• Potenziare le capacità di gestione emotiva

• Acquisire strumenti di mediazione della comunicazione

• Arricchire la capacità relazionale

• Il dialogo è uno strumento prezioso nelle relazioni , le parole hanno un enormepotenziale educativo positivo e anche negativo. Chiarire come si agisce il dialogo nella quotidianità e come si comunica in famiglia è fondamentale.

Il ciclo si snoda in otto step di crescita in gruppo.

Perché il gruppo? il gruppo è di per sé strumento, un potentissimo moltiplicatore di trasformazioni , dove il singolo riflette su di sé anche rispecchiandosi attraverso le esperienze degli altri e compiendo un processo di apprendimento esperienziale che può agire direttamente e indirettamente.

Niente conferenze, lezioni, decaloghi del genitore perfetto, ma esperienze attraverso tecniche pedagogico cliniche integrate a tecniche espressivo creative.

La dinamica di comunicazione rendere più facile la comunicazione, la provoca, la favorisce apre l’io al tu e al noi.

Per favorire un’autoriflessione e consapevolizzare il proprio modo di dialogare le esperienze proposte dal pedagogista in aiuto alla persona, saranno orientate e basate sui principi del metodo Reflecting® , il quale si fonda su un uso della parola, fortemente calibrato, essa è scelta oculatamente ,secondo dei criteri specifici , con lo scopo di farla risuonare per aiutare il genitore a sostare su se’ stesso oltre che sul significato della parola, che appartiene a un proprio campo semantico.

La parola è alternata a pause e un tacere verbale (,che è anch’esso comunicativo) e all’utilizzo mirato del linguaggio non verbale.

Il silenzio è fortemente significativo se vogliamo imparare ad ascoltare ed ascoltarsi. I partecipanti sono i protagonisti, in quanto educatori il nostro ruolo non è quello di riempire gli spazi, ma lasciarli a loro, noi rinunciamo al potere sull’altro per dare potere all’altro. In qualità di Pedagogisti Clinici© ,con i genitori abbiamo la finalità generale di sollecitare la sintonia nella coppia genitoriale affinché abbiano un modello educativo comune, oltre che aiutarli a capire come stanno con i figli , consapevolizzare come si comportano nella relazione con loro le tracce che lasciano e di cui molto spesso non sono consapevoli. E’ più importante questo scambio e la comunicazione tra loro che con noi.

Nelle esperienze laboratoriali verranno utilizzate anche tecniche espressivo creative,come giochi di ruolo, maschere, burattini, tracce grafiche e avere diversificati linguaggi di rappresentazione di sé sempre al fine di mettere in luce le proprie modalità di interazione con i figli.

Qualora negli incontri emergessero situazioni che richiedono approfondimenti individuali c’è la possibilità su richiesta di avere uno spazio di ascolto dedicato.

Analisi post percorso .

Per ciò che concerne la partecipazione al laboratorio rivolto ai genitori si è attivato un gruppo chiuso di n 10 genitori , di cui uno , il marito di una partecipante, si è ritirato, come unico uomo.

Il gruppo non ha avuto pressoché defezioni, si è mantenuto attivo, collaborativo e motivato.

Tutti gli obbiettivi sopra citati, sono stati raggiunti ,ad eccezione degli ultimi due rispetto ai quali possiamo dire che si è attivato, ma non strutturato completamente, un processo di arricchimento della capacità relazionale e della consapevolezza del potenziale negativo e positivo delle parole nel dialogo come strumento di confronto fra genitori- figli e di coppia.

Emerge il bisogno di continuità del percorso ed anche, per le madri, di acquisire strumenti ulteriori per costruire nella coppia genitoriale un progetto educativo maggiormente condiviso.

Il questionario anonimo di gradimento del percorso è stato eccellente, anche per quanto riguarda le metodologie utilizzate, cioè tecniche attive e non lezioni frontali, o meri confronti verbali, oltre che il rispetto della privacy e l’astensione da ogni giudizio verso sé stessi e verso gli altri. Il valore aggiunto è stato dato da un certo impulso dei partecipanti alla socialità, si sono attivate delle interazioni che possono crescere e accrescere la loro capacità relazionale.

2° Modulo Percorso “ Parliamo di Noi” :Laboratorio esperienziale per

adolescenti

Parliamo di Noi (rivolto a ragazze e ragazzi dai 13 ai 18 a.)

Il ciclo di n° 6 incontri di gruppo è finalizzato a creare

• opportunità di conoscenza reciproca,

• scambio di esperienze, e punti di vista,

• momenti di espressione creativa

• uno spazio di comunicazione autentica

• un gruppo coeso che coinvolga altri giovani

• eventuali momenti individuali di ascolto e supporto corredati da consenso informato

La dinamica di comunicazione non ha scopo terapeutico, ne vuole indagare le relazioni, ne diagnosticare conflitti, semplicemente rende piu’ facile la comunicazione, l’apertura e il contatto con se stessi e l’ascolto, favorendo il passaggio dall’io al tu al noi, in un clima libero da giudizi e di massima fiducia reciproca. I temi su cui si focalizzerà ogni incontro sono oggetti mediatori che svolgono la funzione di attivare un interesse su cui spostare l’attenzione e rendere più fluida la comunicazione con gli altri , per tirare fuori il dentro, per esprimersi, confrontarsi, rielaborare idee, far emergere iniziative aggregative.

Le tecniche dialogico corporee proprie della Pedagogia Clinica potranno facilitare la distensione, il rilassamento, consapevolizzare il dinamismo respiratorio , l’ascolto di sè la concentrazione e l’attenzione. Le tecniche espressivo creative come il disegno , il collage , le maschere, i burattini, immagini simboliche, drammatizzazioni, giochi di ruolo, invece, potranno favorire la rappresentazione di sé nel gruppo con linguaggi diversi per dare diversificate opportunità espressive.

Ogni incontro ha un tema: 1° incontro il corpo/

2° incontro la musica /

3°incontro il viaggio/

4°il gruppo /

5°l’amore e l’amicizia /

6°gli obbiettivi comuni.

I temi sono occasioni di riflessione ma anche preziosi espedienti per facilitare l’espressione di sé.


Analisi post percorso

Per quanto riguarda il laboratorio rivolto ai ragazzi, occorre fare una premessa.

Attualmente, nella mia esperienza professionale, raccolgo, in generale, un difficile coinvolgimento dei ragazzi in molte attività extrascolastiche, che richiedano continuità ed energie.

Il coinvolgimento alla partecipazione a tali percorsi, pertanto, necessita di un sostanzioso impegno ad agire in rete, con tutte le agenzie educative coinvolte ed anche con altrettante

figure-guida che ricoprono ruoli positivi e propositivi negli ambiti della vita quotidiana dei giovani, a partire dalla famiglia, dalla scuola , dalle associazioni sportive, dalle parrocchie e da chiunque desideri sostenere i giovani, senza cadere nei luoghi comuni e in giudizi e pregiudizi inutili e scontati. Nonostante numerose azioni dell’associazione in tale direzione, si è riscontrata una certa “fatica”, poiché non c’è stata una accoglienza, da parte delle agenzie educative interpellate, che si sia tradotta in azioni motivanti e incoraggianti alla partecipazione.

Queste figure-guida non sono state messe a fuoco sul territorio e quelle individuate si sono rese disponibili solo fino ad un certo punto. C’è anche da aggiungere che , in concomitanza dell’attivazione del percorso c’erano altre proposte simili nel quartiere ad opera del Comune di Fano.

Complessivamente sembra emergere sul territorio una certa resistenza a fare rete su obbiettivi comuni , ognuno “coltiva e nutre il proprio ambito”. L’impegno c’è se la ricaduta riguarda il “proprio territorio”.

Ho optato pertanto per un gruppo aperto, ad ogni incontro, si potevano cioè aggiungere iscritti, per potenziare la possibilità di aumento di partecipazione, “work in progress”.

Si son attivate diverse strategie di comunicazione e promozione del percorso, tuttavia dalle scuole non son arrivate iscrizioni, e ciò desta perplessità. Le figure che più hanno funzionato sono stati i genitori che hanno avuto un ruolo di sollecitazione e stimolo verso i figli.

Infatti due delle partecipanti hanno coinvolto anche le sorelle minori.

Complessivamente sono venuti a contatto col progetto manifestando un interesse una

decina di giovani della zona.

Sono stati fatti due incontri aggiuntivi individuali come sportello di ascolto.

Tuttavia fra questi contatti, non si è mantenuta nel tempo la motivazione alla

partecipazione per impegni scolastici o sportivi (dichiarati) o altre motivazioni/ resistenze (non dichiarate).

Solo cinque presenze femminili hanno partecipato anche solo ad un incontro di gruppo o ad incontro individuale, e assiduamente hanno partecipato a tutto il percorso n° tre ragazze.

Tutte le partecipanti lo hanno fatto con motivazione e accogliendo con entusiasmo le metodiche adottate, ed hanno tutte manifestato il desiderio di fare gruppo e di migliorare le loro relazioni interpersonali. In tale direzione va la continuità del progetto.

Emerge il bisogno di uno spazio di espressione e di condivisione e socialità, regolato da alcuni principi che rispettino la propria individualità , unicità e privacy.

Le ragazze presenti sono state motivate collaborative, nella partecipazione, ed anche i loro genitori sono stati motivanti e collaborativi. Gli obbiettivi prefissati sono stati raggiunti dai partecipanti ad eccezione dell’obbiettivo di creare un gruppo che sappia coinvolgere altri giovani, poiché il piccolo gruppetto formatosi è desideroso di espandere la propria rete di interazioni sociali, ma necessita di supporto in questa direzione.

Dott.ssa Elisa Pavoni

Psicopedagogista e Pedagogista Clinica©


RENDICONTAZIONE ANALITICA RELATIVA ALLE SPESE SOSTENUTE